
Neurons è una piattaforma di Predictive AI applicata al marketing che utilizza modelli sviluppati a partire dalla ricerca in consumer neuroscience per analizzare e testare contenuti creativi.
La collaborazione nasce dall’incontro tra due aree che fanno parte del mio percorso: strategia di comunicazione e comportamento del consumatore.
Il punto, per me, non è sostituire creatività e strategia con un punteggio. È utilizzare i dati per aggiungere un ulteriore livello di lettura quando una decisione di comunicazione può beneficiare di una validazione.

Neurons mette a disposizione strumenti per valutare contenuti come advertising, visual, video, landing page e altri asset di comunicazione, prima o durante la loro attivazione.
In particolare, Predict consente di analizzare elementi legati all’attenzione visiva e alle performance previste di una creatività, offrendo insight utilizzabili durante il processo di progettazione e ottimizzazione.
Questo permette di affiancare alle valutazioni qualitative un livello di analisi quantitativa, soprattutto nei progetti in cui media investment, volumi creativi o necessità di testing rendono utile una validazione più strutturata.

Il mio lavoro consiste nell’individuare quando e dove questo tipo di tecnologia può generare valore reale, evitando di utilizzare l’AI come soluzione indistinta per qualsiasi problema di comunicazione.
Affianco aziende e agenzie nella comprensione delle possibili applicazioni della Predictive AI e nella lettura degli insight all’interno di un quadro più ampio fatto di brand, obiettivi, creatività, pubblico e contesto.
È qui che la mia specializzazione in Consumer Behaviour e Neuromarketing incontra il lavoro di Brand & Content Strategist: non per rendere ogni progetto “neuroscientifico”, ma per avere uno strumento in più quando serve prendere decisioni con maggiore evidenza.

Una tecnologia può indicare dove potrebbe concentrarsi l’attenzione o aiutare a confrontare diverse soluzioni creative. Non può però decidere cosa un brand dovrebbe dire, perché dovrebbe dirlo o quale relazione vuole costruire con il proprio pubblico.
Per questo considero strumenti come Neurons parte di un processo più ampio: prima viene la domanda strategica, poi si sceglie lo strumento più utile per rispondere.